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Samyang presenta i nuovi obiettivi 14mm f/2.8 II e 85mm f/1.4 II

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samyang 14mmSamyang, produttore coreano di ottiche ed accessori per fotografia, ha “riprogettato” 2 sue ottiche storiche presentando oggi al pubblico le seconde versioni dei famosissimi 14mm f/2.8 II e 85mm f/1.4 II, obiettivi con messa a fuoco solamente manuale.

Il nuovo Samyang MF 14mm f/2.8 II è un obiettivo ultra grandangolare con una fruibilità migliorata rispetto al modello precedente. E’ stata introdotta la funzione di blocco della messa a fuoco per evitare involontari tocchi della ghiera con la conseguente perdita di messa a fuoco, in particolar modo in condizioni di scarsa luminosità.

In questa nuova versione è stata anche migliorata l’ergonomia e la protezione alle intemperie grazie a nuove guarnizioni super resistenti.

Il Samyang MF 14mm f/2.8 II è un obiettivo ultra grandangolare a messa a fuoco manuale con un’eccellente nitidezza, anche alla sua massima apertura. Il grandangolo di 115,7 gradi è adatto per fotografare paesaggi, interni e i grandi spazi aperti. La distanza minima di messa a fuoco è di soli 28 cm.

samyang 14mm

Dal punto di vista ottico, il Samyang MF 14mm f/2.8 II presenta un totale di 14 elementi suddivisi in 10 gruppi. Sono presnti 3 lenti ad alta rifrazione, 1 lente asferica ibrida, 1 lente asferica e 2 lenti a bassissima distorsione. Queste speciali lenti regolano il percorso della luce per un’immagine chiara e vibrante correggendo anche l’aberrazione cromatica.

Anche il nuovo Samyang MF 85mm F1.4 II è stato decisamente migliorato rispetto al modello precedente. Così come sul 14mm, anche su questo 85mm è stato messo il blocco della messa a fuoco e migliorata l’ergonomia e la resistenza agli agenti atmosferici.

Samyang 85mm è stato uno degli obiettivi più amati della gamma grazie alla sua eccezionale qualità d’immagine con caratteristiche espressive. Il bokeh circolare e l’eccezionale sistema ottico creano immagini indimenticabili. Le 9 lamelle del diaframma arrotondate ti aiuteranno a ottenere eccellenti risultati. Lo spazio tra il soggetto e lo sfondo sarà effettivamente separato e renderà il soggetto più accattivante.

Questo Samyang 85mm è ideale per ritratti di alta qualità e immagini fisse con i suoi colori vivaci e una qualità di messa a fuoco uniforme.

Dal punto di vista ottico, il nuovo Samyang 85mm f/1.4 II presenta 9 elementi suddivisi in 7 gruppi.

Entrambi gli obiettivi saranno disponibili per Canon EF, Nikon F, Sony E, Fujifilm X, Canon M e Micro-4/3 a partire delle prossime settimane. Purtroppo, al momento, non sono ancora stati rivelati i prezzi ma che, come sempre quando si parla di Samyang, dovrebbero essere veramente bassi.

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Fonte: cameranation.it

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Redmi Note 9, Redmi Note 9 Pro, Mi Note 10 Lite e Mi 10 Lite 5G arrivano in Italia. Promo e prezzi

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Xiaomi, forte della sua crescita su base annua che ha fatto registrare un +306% delle quote di mercato portandola al 16% delle stesse su base nazionale, ha presentato un quartetto di nuovi smartphone in vendita in Italia: Redmi Note 9, Redmi Note 9 Pro, Mi Note 10 Lite e Mi 10 Lite 5G.

Trasmettitore a infrarossi per il Redmi Note 9

Il Redmi Note 9 è mosso dal nuovo processore Mediatek Helio G85. Le fotocamere posteriori sono composte da una principale da 48 MP, un’ultra grandangolare da 8 MP, una macro da 2 MP e un sensore di profondità di 2 MP. La camera frontale è una 13 MP. Batteria da 5.020 mAh con carica rapida da 18 W. Ci sarà il jack per le cuffie e il ritorno di un cosiddetto “blaster IR”, cioè un trasmettitore a infrarossi molto probabilmente da usare con le Mi TV. Il Redmi Note 9 è disponibile nelle versioni 3 GB RAM e 64 GB di archiviazione e 4GB + 128 GB rispettivamente al prezzo di 199,90 euro e 229,90 euro.

Il Redmi Note 9 Pro ha invece uno Snapdragon 720G e un display da 6,67” senza notch. Il sensore per le impronte è laterale. Le camere posteriori sono le stesse del Redmi Note 9, e uguale è anche la batteria da 5.020 mAh, ma con ricarica rapida da 30 W. Redmi Note 9 Pro arriva nelle versioni 6 GB + 64 GB e 6 GB + 128 al prezzo di 269,90 euro e 299,90 euro.

Per le prime 24 ore, sarà possibile acquistare sul sito mi.com e su Amazon Redmi Note 9 da 3 GB + 64 GB e Redmi Note 9 Pro da 6GB + 64GB a prezzi promozionali fissati rispettivamente a 179,90 euro e 249,90 euro.

AMOLED e 5G per la famiglia Lite dei Mi 10

Gli smartphone Mi accolgono invece il Mi Note 10 Lite, che ha uno schermo AMOLED curvo da 6,47”, come curvo è anche il retro sempre in vetro. Le quattro camere posteriori sono guidate da un sensore Sony IMX686 da 64 MP che può acquisire video in slow motion fino a 960 fps e registrare in 4K in modalità VLog.

Il Mi Note 10 Lite arriva nella versione da 6 GB + 64 GB al prezzo di 369,90 euro. La variante da 6 GB + 128 GB per il momento è un’esclusiva Vodafone al prezzo di 399,90 euro.

Accanto a esso si posiziona il Mi 10 Lite 5G, pilotato da uno Snapdragon 765 5G, con schermo AMOLED TrueColor da 6,57”. Anche per il Mi 10 Lite 5G sono presenti quattro camere, con la principale da 48 MP e funzioni AI. Lo smartphone arriverà però solo a inizio giugno nelle versioni 6 GB + 64 GB e 6 GB + 128 GB rispettivamente al prezzo di 369,90 euro e 399,90 euro.

Fonte: dday.it

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PowerEgg X in prova: il drone trasformabile che atterra sull’acqua

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Si chiama PowerEgg X e non è il solito drone consumer. A cominciare dalla particolare forma che dà il nome al prodotto, a uovo appunto, PowerEgg è fuori dall’ordinario per diversi motivi: è prima di tutto un drone, pensato per effettuare riprese in volo, con una videocamera capace di riprendere in 4K a 60 fotogrammi al secondo, montata su un gimbal per la stabilizzazione. Scollegando le ali con i rotori e sostituendoli con un impugnatura, PowerEgg X diventa all’occorrenza anche una videocamera a mano, sempre stabilizzata grazie al gimbal. Aggiungiamo un processore e un sistema di riconoscimento delle immagini basato su intelligenza artificiale e in entrambi gli scenari PowerEgg X è capace di tracciare i soggetti delle riprese e mantenere un assetto stabilizzato indipendentemente da vibrazioni e spostamenti della telecamera. Tutto si controlla via app per smartphone, sia in modalità aerea che fissa, con un’interessante funzione in più: possibilità di registrare audio tramite lo smartphone e di sincronizzarlo automaticamente con le immagini riprese dalla videocamera. E per finire aggiungiamo pure un kit di accessori che consente al drone di diventare impermeabile per volare in condizioni di pioggia leggera e persino di atterrare e decollare sull’acqua. Con queste caratteristiche il prodotto di PowerVision sembra avere tutte le carte in regola per insidiare persino DJI. Il kit che abbiamo provato quello chiamato Wizard, che include anche gli accessori per rendere il drone impermeabile e capace di atterrare sull’acqua, dal costo di 1149 euro. Alternativamente è disponibile la versione “liscia” a 849 euro.

Un vero transformer

L’unità centrale sembra proprio un grosso uovo bianco, robusto e pesante: circa 520 grammi (di cui 237 grammi tutti di batteria) senza accessori collegati. A vista ci sono solo il tasto di accensione e una striscia di LED e se non sapessimo cos’è difficile capire di che dispositivo si tratti quando è chiuso.

Rimossa la copertura inferiore si svelano la videocamera montata sulla sua sospensione cardanica e il set di sensori per la navigazione in modalità drone: due sensori a ultrasuoni, più due fotocamere guardano verso il basso per il controllo dell’altitudine e l’analisi del terreno in fase di atterraggio, altre due fotocamere frontali misureranno la distanza da potenziali ostacoli.

Due pulsanti laterali permettono di sbloccare il coperchio superiore che dà accesso all’alloggio alla batteria “intelligente” da 3800 mAh, che garantisce circa 30 minuti di autonomia di volo. Sul fondo troviamo lo slot per una scheda di memoria microSD per la memorizzazione delle foto e dei filmati, per espandere i 6 GB di memoria interna che sicuramente non basteranno, specie per le riprese in 4K. Dietro due sportellini in gomma troviamo anche un connettore mini USB e uno USB-C, da utilizzare per lo scaricamento dei contenuti dalla memoria interna del drone, o anche dalla scheda microSD senza dover rimuovere la batteria.

Ai lati troviamo i grossi connettori che consentono di installare i supporti con i rotori per trasformare l’uovo in un quadricottero: questi sono rigidi e robusti e danno una buona sensazione di solidità al tatto. In generale, tutto il livello costruttivo del PowerEgg X ci è parso di ottimo livello: per contenere il peso tutto è realizzato in plastica, ma le finiture sono precise, non ci sono scricchiolii e pare un prodotto ben pensato, per quanto decisamente particolare: la forma dell’unità centrale non ne fa esattamente la videocamera più leggera o maneggevole ad esempio.

Il kit PowerEgg X Wizard include la cover impermeabile ed I galleggianti, oltre una batteria aggiuntiva e un set di pale di scorta.

La videocamera è costituita da un’ottica con focale equivalente di 27mm e apertura f/1.8, con distanza di messa a fuoco minima di 1 metro. Il sensore è un 12 Megapixel da 1/2.8 pollici con un range ISO da 100 a 3200 in modalità video, che diventano 6400 con le immagini fisse. La risoluzione massima è di 4K a 60 Hz per i video (con opzioni a 24, 25, 30 e 50 Hz) e 4000×3000 pixel per le fotografie. La modalità slow motion consente di riprendere a 120 Hz in full HD e 240 Hz in 720p.

L’utilizzo migliore in configurazione videocamera è probabilmente quello su un cavalletto, sfruttando il gimbal e le funzioni di tracking automatico per seguire il soggetto delle riprese, magari sé stessi. A mano l’utilizzo è poco pratico anche perché senza app e quindi smartphone non è possibile riprendere alcunché.

Controller ergonomico e robusto

Il sistema di controllo del drone è ibrido: in dotazione troviamo un vero e proprio telecomando con i classici stick che utilizzeremo per operare il velivolo, le cui funzionalità sono estese dall’accoppiamento allo smartphone (Android o iOS), che darà accesso tramite l’app Vision+ 2  al live feed della videocamera e a tutte le impostazioni di ripresa, più alle modalità di volo automatico. L’app non solo è essenziale per definire alcuni importanti parametri di volo, tra cui la quota per il rientro automatico del drone, la quota massima raggiungibile, l’attivazione del sistema di visione frontale e altro ancora, ma contiene di fatto tutta l’intelligenza artificiale. Secondo quanto confermatoci da PowerVision è l’app, che tramite il feed video ricevuto dalla videocamera, implementa il sistema di tracking del soggetto e di fatto pilota il drone per eseguire tutte le funzionalità di volo autonomo che vedremo nel dettaglio più avanti.

Oltre ai due stick per controllare rolling, pitch, altitudine, velocità del drone, il controller è dotato di due trigger per scattare foto e video, di una rotella per controllare l’inclinazione dell’obiettivo della videocamera e di selettore della modalità di volo: facile (velocità limitata a 1 m/s), normale (velocità massima di 10 m/s e angolo di volo massimo di 30 gradi), professionale (prestazioni massime). Infine troviamo il tasto per attivare la procedura di ritorno automatico, un tasto per lo stop di emergenza e infine un bottone customizzabile. Come per il PowerEgg X, anche in questo caso si tratta di un’unità ben costruita e dalla buona ergonomia, con un pratico supporto per lo smartphone. L’unico appunto è che le antenne ci sembrano un po’ piccole e con uno snodo che potrebbe essere uno dei punti più delicati. Il controller comunica con il drone utilizzando la banda dei 2,4 GHz e offre una range massimo di 3 km secondo il produttore.

Il cervello di tutto è l’app mobile

Come abbiamo visto l’app per smartphone è il vero cervello di tutto il sistema ed è essenziale sia che si utilizzi il PowerEgg X in modalità videocamera o drone. L’app Vision+ 2 è pensata per diversi prodotti PowerVision e non solo per il PowerEgg X, e come prima cosa dovremo selezionare a quale dispositivo vogliamo collegarci. In secondo luogo ci sarà da scegliere se collegarsi in modalità drone o videocamera e nel primo caso se in modalità normale o waterproof. L’interfaccia chiaramente cambia di molto da assetto da drone a videocamera, in modo da meglio accordarsi ai due tipi di utilizzo.

In modalità drone il layout è quello classico landscape con l’intero schermo dominato dal feed della videocamera e le altre informazioni sovraimpressione, in particolare modo i parametri di volo nella parte inferiore. Nella fascia superiore troviamo informazioni sullo stato del drone: connessione, modalità di volo, numero di satelliti GPS visibili, potenza del segnale e stato di carica della batteria del controller e del drone. Qui troviamo anche l’accesso al menù delle impostazioni del drone. Sul lato sinistro compare il menù per le funzioni di ripresa autonome, tasto per lanciare la procedura di decollo/atterraggio e pulsante per il ritorno automatico. Sulla destra infine troviamo i controlli della videocamera: passaggio da modalità foto a video, avvio registrazione e menù delle impostazioni della videocamera.

In modalità videocamera a mano, l’interfaccia di default è verticale e molto più scarna. Spariscono chiaramente tutte le funzionalità dedicate al volo, e troviamo essenzialmente le impostazioni del gimbal, con un touchpad che consente di orientare l’obiettivo e un selettore per passare dalla modalità tracking intelligente, a ripresa stabilizzata o FPV. Le impostazioni della fotocamera sono analoghe a quella della modalità drone, quindi con limitati controlli manuali (ISO e velocità otturatore), più le varie selezioni di formato. Sia in modalità drone che videocamera c’è la possibilità di registrare l’audio da smartphone per sincronizzarlo automaticamente con le riprese effettuate tramite PowerEgg X, che di per sé è priva di microfono. La registrazione in modalità drone dell’audio è tra le funzionalità più utili del nuovo PowerEgg X ed è stata finalmente aggiunta con l’ultima release dell’app per smartphone. Precedentemente la funzione non era disponibile.

Buono l’hardware, ma il software è da migliorare

Se a livello di design e di costruzione il PowerEgg X ci ha decisamente convinto, il software è risultato invece essere un po’ più immaturo. A causa del prolungarsi del lockdown e dell’impossibilità di muoversi, abbiamo testato il PowerEgg X lungo un periodo di diverse settimane passando in rassegna essenzialmente tre versioni di firmware e di applicazione. La prima release era decisamente instabile e non consentiva di riprendere in 4K a 60p con una sufficiente fluidità del video. Giunti alla terza release la maggior parte delle criticità sono scomparse ma non tutte. Il comportamento in volo del PowerEgg X è decisamente buono con un’ottima stabilità e reattività ai comandi. Allo stesso modo il gimbal consente di realizzare riprese perfettamente stabilizzate in ogni situazione.

Le funzioni tracciamento del soggetto con volo autonomo funzionano egregiamente, sia in modalità Trace che Parallel, con il drone che riesce a mantenere l’inquadratura in modo impeccabile. Purtroppo il vincolo di mantenere un’altitudine minima di 4 metri (per ragioni di sicurezza) non permette di realizzare inquadrature più ravvicinate e di effetto in questa modalità. Con l’impostazione Spotlight, è possibile inoltre sfruttare il gimbal su tre assi per utilizzare il drone come una camera fissa nel cielo, come se fosse su un palo, che segue però il soggetto.

Molto interessanti le modalità QuickShot, che consentono di creare delle clip molto dinamiche inquadrando il soggetto scegliendo tra volo autonomo circolare, a spirale, a ellisse o “a razzo”. Purtroppo se si imposta il formato video in 4K a 60p, il sistema di tracking “impazzisce” e il drone comincia a volare sbandando a destra e sinistra cercando di centrare il soggetto dell’inquadratura. PowerVision ci conferma che ciò dipende dal fatto che è l’app a impartire le istruzioni al drone utilizzando il feed proveniente dalla videocamera e che non potrebbe funzionare alla massima risoluzione. Peccato che ciò non sia specificato da nessuna parte, né nel manuale né nell’app. In effetti riducendo la frequenza a 30 Hz, le riprese QuickShot riescono egregiamente anche in risoluzione 4K.

La qualità di immagine è generalmente buona in 4K seppure l’esposizione al variare delle condizioni di illuminazione durante una ripresa non è sempre convincente. Occorre pianificare con attenzione l’inquadratura e l’esposizione, magari utilizzando i controlli manuali per ottenere i migliori risultati e soprattutto la consistenza tra una ripresa e l’altra. La qualità della compressione è discreta ma qualche artefatto è visibile (non è possibile regolare il livello di bitrate). Scendendo di risoluzione, da 4K a full HD, la qualità delle immagini degrada di molto, con decisa perdita di dettaglio non giustificata dalla sola riduzione della risoluzione. Meglio acquistare una scheda SD bella capiente e riprendere sempre in 4K. In ogni caso il drone è capace di riprendere immagini di sicuro effetto.

Immagine bloccata e connessione persa: così si presenta l’app, nonostante il drone sia già ritornato alla base sano e salvo grazie alla funzione di ritorno automatico. Una situazione che purtroppo si è presentata più volte.

Il problema principale è costituito dalla stabilità dell’applicazione. Innanzitutto il range di controllo non è elevatissimo. Non ci siamo potuti allontanare molto dai centri abitati, per cui non abbiamo utilizzato il PowerEgg X in completa assenza di interferenze, ma spesso, specie quando il drone si trova sopra la nostra testa, tende a perdere troppo facilmente il segnale. Quando ciò accade, sovente succede che l’applicazione si chiude inaspettatamente lasciandoci ciechi e senza la possibilità di accedere ai comandi sullo schermo touch. Il radiocomando per fortuna continua a funzionare ed è possibile lanciare la modalità di ritorno automatico anche senza app, procedura che comunque parte in automatico quando il drone perde il segnale per diversi secondi. In un caso ci è capitato che l’app andasse in crash proprio dopo un atterraggio sull’acqua, ma non c’è modo di lanciare la procedura di decollo dal controller. Fortunatamente spegnendo e riaccendendo il controller e rilanciando l’app siamo riusciti a ripristinare il collegamento con il drone, ma chiaramente tutto ciò mina un po’ la confidenza nel mezzo.

La possibilità di atterrare e decollare dall’acqua è sicuramente una delle caratteristiche uniche di questo prodotto. La custodia impermeabile però riduce inevitabilmente la qualità delle riprese e in fase di decollo o atterraggio gli schizzi d’acqua anche davanti all’obiettivo sono assicurati.

Per quanto riguarda il kit opzionale con custodia impermeabile e galleggianti, si tratta sicuramente di una possibilità molto interessante che però si scontra con dei limiti pratici. Sia che si voli con una pioggia leggera o che si atterri sull’acqua, il problema principale è ovviamente che dell’umidità se non vere e proprie gocce andranno a depositarsi anche sulla superficie della copertura davanti all’obiettivo, con il risultato che le riprese saranno più o meno inficiate da sfocature, riflessi e macchie. Dipende naturalmente da quale sia l’intento creativo, ma è un fattore di cui tenere conto. Anche con la copertura completamente asciutta, in ogni caso, la perdita di precisione dell’immagine è inevitabile. L’atterraggio sull’acqua funziona e non è diverso da quello sulla terra ferma. Resta il fatto che però gli schizzi sono inevitabili e finiscono per lasciare gocce davanti all’obiettivo rendendo difficoltose le successive riprese. 

Una nota doverosa sulla modalità videocamera infine: anche in questo caso il controllo avviene unicamente solo via app, per cui l’effettiva praticità di utilizzo è decisamente limitata, perché andare in giro a riprendere con videocamera in una mano e smartphone nell’altra per poterla operare non è certo ottimale.

Con un peso a terra in assetto da drone di 862 grammi, il PowerEgg X rientra nei 900 grammi del nuovo regolamento europeo, il che teoricamente lo posizionerebbe in classe C1. Fino a al 2022 il PowerEgg X potrà però volare in categoria A2 con una distanza minima dalle persone di 50 metri e doppio attestato per il pilota. Fin tanto che rimarrà in vigore il regolamento ENAC, essendo il peso superiore a 250 grammi, è obbligatorio l’attestato per operazioni non critiche per il pilota e la registrazione del velivolo sul portale D-Flight. 

Fonte: dday.it

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(Grand)Angolo delle ispirazioni – Fotografia ritrattistica – Settimana 21/2020

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La fotografia ritrattistica è uno dei generi fotografici più affascinanti perchè, più di altri, riesce a catturare emozioni. Nella fotografia ritrattistica non ci si deve limitare a scattare una fotografia al soggetto che abbiamo di fronte ma bisogna cercare di catturare le emozioni del soggetto per poi “raccontarle” all’ooservatore che guarda lo scatto finale.

Per fare ciò, oltre alla bravura tecnica nell’eseguire lo scatto e nello scegliere la giusta location, serve una capacità piuttosto rara: saper metter a proprio agio il soggetto che ci troviamo di fronte per poi superare senza problemi quel “muro” che si crea naturalmente tra lui e la nostra fotocamera.

Nella fotografia ritrattistica, come in tutti i generi, la tecnica è molto importante ma è la relazione che si viene a creare col soggetto che renderà il vostro ritratto molto più interessante tirando fuori tutta la naturalezza possibile alla persona che state immortalando.

Il vostro rapporto col soggetto dovrebbe iniziare molto prima dello scatto dell’otturatore e continuare anche dopo la sessione fotografica. I migliori fotografi di ritratto sono maestri nel sapere intratterene i loro soggetti. Non è semplice, ma non sottovalutate il potere di una connessione personale con il vostro soggetto al fine di ottenere un ritratto estremamente migliore.

Di seguito altri veloci consigli per ottenere buoni risultati nella fotografia ritattistica:

Usate una lente con focale lunga

I ritratti fotografici solitamente suggeriscono l’uso di una lente con una lunga focale, almeno un 85mm, meglio se 100mm o oltre. Molti fotografi di moda usano il teleobiettivo 70-200 zoommato a 200mm quasi sempre. A differenza del grandangolo, un teleobiettivo non deforma i lineamenti del viso, cosa sicuramente non gradita dal nostro soggetto.

Le lenti con una lunga focale inoltre, rendono più sfocato lo sfondo dell’immagine donando più importanza al vostro soggetto. Anche con una lente KIT economica, con un’apertura a F/5.6 a 200mm potrete ottenere questo effetto, non serve per forza una lente costosa. Occhio però a tenere sempre a fuoco il vostro soggetto altrimenti lo sfuocato sullo sfondo non avrebbe più importanza.

Usate il diaframma molto aperto

Nei ritratti fotografici, utilizzare un diaframma molto aperto con un’apertura di f/1.2 o f/1.4 (sempre che il vostro obiettivo lo permetta), non solo farà entrare un sacco di luce nella fotocamera riducendo i tempi di scatto e di conseguenza l’effetto mosso, ma limiterà al minimo la profondità di campo creando anche un piacevole effetto “bokeh” nel quale vedrete lo sfondo completamente sfuocato risaltando il soggetto.

Occhio solamente a cosa mettete a fuoco perché con un diaframma molto aperto la profondità di campo è limitata a pochi centimetri! Mettete a fuoco sempre all’occhio più vicino a voi.

Semplificate lo sfondo

Nei ritratti fotografici il vostro soggetto è l’elemento unico e principale della fotografia, tutto il resto crea solamente distrazione. Ogni volta che vi ritrovate a scattare un ritratto guardate sempre come e dove posizionarlo in modo da avere sullo sfondo meno cose possibili. Non serve cercare un muro bianco e probabilmente sarebbe anche banale, cercate solo di non includere troppi elementi. Il vostro soggetto è il protagonista, non l’ambiente attorno a lui. In questo caso il motto “meno è meglio” è assolutamente valido.

Se volete approfondire la fotografia ritrattistica e avere molti altri suggerimenti su come migliorare i vostri scatti, vi consiglio di leggere l’articolo “Ritratti fotografici: 30 consigli per migliorarli”, uno degli articoli più letti su Camera Nation.

Marissa by Michael Kloetzer on 500px.com

Habesha beauty by Trevor Cole on 500px.com

Spring by Алексей Казанцев on 500px.com

portrait by Kaoru Nakamura on 500px.com

Planten un Blomen with Miri by Lena Steinke on 500px.com

Mirror by Tristan Zhou on 500px.com

Rainbow 🌈 🦄 by Sergey Kolesnikov on 500px.com

a summer-day in spring by piet flour on 500px.com

Александра. by Андрей Копанев on 500px.com

warrior by Darya Komarova on 500px.com

Fotografia di copertina di: Nonsap Visuals (unsplash.com)

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Fonte: cameranation.it

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Roadside lights: i distributori automatici brillano nelle notti giapponesi

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distributori automaticiEra una notte tempestosa e nevosa, Eiji Ohashi stava tornando a casa tardi dopo il lavoro, e lo poteva fare solo grazie alle luci dei distributori automatici. Si rese conto che stavano brillando per lui.

Da allora, Ohashi ha viaggiato in tutto il Giappone. Per oltre 9 nove anni ha inseguito distributori automatici in ambienti molto diversi. Capì che erano molto più delle semplici macchine. Erano molto simbolici della società giapponese.

Probabilmente non esiste un altro paese in cui i distributori automatici possano essere trovati in un numero così grande. Possono essere trovati in ogni angolo, in ogni piccolo villaggio ea volte nel bel mezzo del nulla. Ci sono oltre 5 milioni di distributori automatici sparsi per tutto il Giappone!

I distributori automatici fanno chiaramente parte degli sforzi instancabili giapponesi per rendere ogni aspetto della vita il più conveniente possibile. Sono macchine che vendono di tutto: dalle sigarette alle bibite, dai fiori alle uova e si trovano ovunque, nel pieno delle città ma anche nelle zone rurali incluse strade buie e luoghi desolati.

La maggior aprte delle fotografie di Eiji Ohashi sono state scattate sull’isola di Hokkaido, l’isola più a nord dell’arcipelago giapponese. Qua le notti invernali sono molto rigide, il vento siberiano porta gelo e le temperature possono scendere sino a -20 gradi causando non pochi disagi agli abitanti.

Con questo suo progetto chiamato “Roadside lights”, il fotografo giapponese ci vuole mostrare il lato poetico delle strade buie del Giappone illuminate dai distributori automatici e dalla loro luce surreale attorno a paesaggi ricoperti di neve.

Se volete saperne di più su questo fotografo, potete consutare la sua pagina web ufficiale.

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Fonte: cameranation.it

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Sanificazione degli ambienti, l’ozono funziona davvero contro il coronavirus?

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Sanificare con l’ozono funziona contro il coronavirus? Le direttive governative sono chiare: uffici, bar, ristoranti e palestre possono riaprire, ma gli ambienti vanno sanificati non soltanto prima che i collaboratori tornino a lavorare in sede, ma anche regolarmente nelle settimane successive. Cerchiamo di capirlo insieme in questa guida.

L’ozono è già ampiamente utilizzato contro batteri e odori

L’ozono è una molecola composta da tre atomi di ossigeno legati tra loro. Si tratta di un composto decisamente reattivo e quindi anche abbastanza instabile: tende naturalmente a interagire con altre sostanze e ritrasformarsi in molecole di O2, cioè l’ossigeno normalmente disponibile con concentrazioni del 21% nell’aria che respiriamo.

L’ozono è spesso (ed erroneamente) legato a problemi di ordine ambientale, perché il suo nome richiama il “buco nell’ozono”. Ma in quel caso, il problema è il buco, non l’ozono; quindi ozono che si riduce in uno strato superficiale dell’atmosfera terrestre (la stratosfera), facendo venire meno una sorta di protezione naturale di cui gode il nostro pianeta nei confronti di alcune radiazioni cosmiche particolarmente dannose. 

Va detto, a scanso di equivoci, che inalare ed esporsi direttamente a concentrazioni più che trascurabili di ozono non è una buona idea. Infatti, proprio per la sua reattività, può causare piccoli disturbi o anche danni più seri. Va detto che comunque l’ozono è instabile e si ritrasforma facilmente in O2; quindi si dissolve abbastanza rapidamente in ambiente. 

L’ozono, chiamato anche da alcuni “ossigeno attivo”, è utilizzato in diversi ambiti della sanificazione, soprattutto per abbattere la presenza di batteri, muffe, funghi e cattivi odori. Per esempio, sono molte le carrozzerie e gli autolavaggi che offrono un trattamento con l’ozono per trattare l’interno dell’abitacolo delle auto, così da eliminare odori, anche quelli di fumo, e restituire una sensazione di “nuovo” a sedili e imbottiture.

Come è molto utile da usare, per esempio, per sanificare oggetti non lavabili, come un casco da moto o le scarpe in pelle e cuoio.

Allo stesso modo, l’ozono viene impiegato in alcune lavatrici, per una sorta di trattamento a secco, non in grado di eliminare le macchie ma di cancellare gli odori e di fatto sanificare il bucato, perfetto per quei vestiti che mal tollerano il lavaggio ad acqua o semplicemente per dare una “rinfrescata”  ai capi che non necessitano di un trattamento di lavaggio vero e proprio. 

Con il boom delle sanificazioni ambientali per il Covid-19, ecco spuntare l’ozono

Le imprese di pulizia e disinfezione propongono da tempo trattamenti con l’ozono proprio per le caratteristiche sopra esposte. Gli ambienti, dopo il trattamento (e poco che l’ozono si è dissolto naturalmente o è stato degradato dalla macchina stessa in funzionamento inverso), risultano certamente più sani e privi di odori.

L’immagine proposta da una società che fa trattamento ambientale con ozono, che fa riferimento diretto al COVID-19. Peraltro, l’immagine proposta è fuorviante e non fa ben sperare: le persone ritratte nell’immagine stanno facendo un trattamento con un comune disinfettante chimico e non a ozono.

Il trattamento a ozono è particolarmente vantaggioso perché non lascia non lascia residui chimici sulle superfici, contrariamente alla stragrande maggioranza dei composti chimici disinfettanti che possono essere vaporizzati in ambiente. E fin qui tutto chiaro.

Con il boom di richieste di sanificazioni ambientali correlate al COVID-19, molte società di servizi hanno iniziato a proporre disinfezioni contro il virus a base di ozono, con grandi pubblicità. Ma è difficile per le persone capire se si tratta davvero di un trattamento utile per abbattere il rischio di contrarre la malattia.

Ma la domanda chiave è questa: contro il coronavirus, l’ozono ha qualche effetto utile? La risposta, purtroppo, è: non lo sappiamo. Anche se in questo articolo cerchiamo di mettere in fila tutto ciò che di certo si sa.

Le direttive del Governo e le linee guida dell’ANID

Nella circolare del 22 febbraio del ministero della Salute vengono indicate le misure sanitarie preventive da rispettare, fra cui la sanificazione degli ambienti. Nel documento, il trattamento con l’ozono non viene citato, mentre viene citato un suo “parente”: si tratta del perossido di idrogeno (H2O2) noto anche come acqua ossigenata. La vaporizzazione di acqua ossigenata alla giuste concentrazioni è giudicata efficace nei confronti del COVID-19, ma lo stesso non si può dire, secondo il Ministero della Salute, per l’ozono.

Nel capitolo che riguarda la pulizia degli ambienti non sanitari, la circolare specifica che tali luoghi “devono essere sottoposti a completa pulizia con acqua e detergenti comuni prima di essere nuovamente utilizzati“. Inoltre, per la decontaminazione vengono suggeriti prodotti a base di ipoclorito di sodio 0,1% dopo la pulizia e, per le superfici più delicate, etanolo al 70%, sempre dopo la pulizia.

L’Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione (ANID) sull’ozono specifica, nella recente revisione delle linee guida per il Sars-CoV-2, che “attualmente si può parlare di igienizzazione ma formalmente non di disinfezione“. A oggi, infatti, l’ozono è ancora in fase di valutazione come disinfettante.

Sanificazione con l’ozono: sì per l’ISS. Con riserva

Il recente rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sul COVID-19 sembra invece dare il via libera all’uso dell’ozono per sanificare gli ambienti. Sulla natura non disinfettate dell’ozono, il rapporto è coerente con le linee guida dell’ANID: “In attesa dell’autorizzazione a livello europeo, la commercializzazione in Italia come PMC (presidio medico-chururgico, ndr) con un claim ‘disinfettante’ non è consentita“. Proseguendo, però, il rapporto sottolinea che “in questa fase, l’ozono può essere considerato un ‘sanitizzante'”.

Allo stesso modo, però, il rapporto dell’ISS indica che “come per molti altri prodotti usati nella disinfezione, non esistono informazioni specifiche sull’efficacia contro il Sars-CoV-2“. Ciò che significa che, di fatto, nessun disinfettante è sicuramente efficace contro il Sars-CoV-2: prove specifiche non sono state fatte. Nel caso dell’ozono, l’ISS specifica, inoltre, che di contro esistono molti studi “che ne supportano l’efficacia virucida“.

L’International Ozone Association (IOA) ha pubblicato una nota ufficiale nel quale chiarisce che, sebbene l’ozono sia ritenuto molto efficace contro molti virus, l’associazione “non è a conoscenza di alcuna ricerca o test che sia stato condotto specificamente sul coronavirus Sars-CoV-2“.

Resta in vigore il protocollo n° 24482 del 31/07/1996 del ministero della Salute, secondo cui l’ozono è “presidio naturale per la sterilizzazione di ambienti contaminati da batteri, virus, spore, ecc” nel trattamento dell’aria e dell’acqua. Infine, l’ozono viene comunemente usato per la sterilizzazione degli strumenti medici secondo le indicazioni del Center for Disease Control and Prevention.

In conclusione, ha senso fare un trattamento a ozono degli ambienti?

Quello che si può dire con certezza è che male non fa. Il noto potere di inattivare batteri e muffe, come anche alcune specie di virus, è un alleato potente nella sanificazione degli ambienti. A partire dal fatto che abbatte gli odori, rendendo sicuramente gli uffici meglio vivibili. Ma non ci sono certezze che eventuali cariche virali di SARS-CoV2 depositate su oggetti, maniglie, scrivanie e altre superfici vengano abbattute adeguatamente.

Quindi, il nostro personale consiglio è di valutare un trattamento ad ozono per quello che è: può essere utile, per esempio per le camere d’hotel e tutti gli ambienti con circolazione di molte persone; ma non basta per farci abbassare la guardia nei confronti delle precauzioni che abbiamo imparato in queste settimane per difenderci dal COVID-19.

Fonte: dday.it

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Ebike e Bonus Mobilità: 5 e-Mountain Bike che con l’incentivo costano meno di 3.000 euro

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Oggi vi abbiamo dato diversi suggerimenti per scegliere il giusto monopattino elettrico, ma il Bonus Mobilità non riguarda solo questo tipo di veicoli, ma anche e soprattutto bici ed eBike. Qui le categorie sono troppo varie e diversificate, per cui risulta più arduo fare una vera e propria guida all’acquisto, per cui ci limiteremo a dare dei suggerimenti per le diverse tipologie di eBike.

Ad oggi sono sicuramente popolarissime le eMTB e, nonostante non siano propriamente dei mezzi per il tragitto casa-lavoro, rientreranno tra i prodotti che possono accedere agli incentivi. Vediamo quindi cinque modelli, che grazie ai 500 euro di massimale del contributo statale, scendono sotto i 3.000 euro di costo finale.

Cube Stereo Hybrid 120 Pro 500 29

L’abbiamo scelta come immagine di testa, non per un motivo particolare, ma per il colore verde, d’ispirazione, disponibile in questa versione. La qualità di Cube e delle sue eBike è ben nota, qualità che nella versione con 120 mm di escursione alle sospensioni, incontra anche un prezzo più abbordabile. Questo grazie alla scelta della forcella RockShox Recon RL Air, all’ammortizzatore Deluxe Select e al cambio SRAM SX Eagle. Il motore è il Bosch di nuova generazione, con la batteria PowerTube da 500 Wh. Il tutto per un prezzo consigliato di 3.399 euro, che tolto l’incentivo scende a 2.899 euro, salvo ulteriori sconti.

Whistle B-RUSH PLUS Gen2

Dando un’occhiata al catalogo Whistle, possiamo pescare dalla fascia media la B-Rush Plus di seconda generazione. Troviamo sempre il motore Bosch con la batteria da 500 Wh e il display Purion, ma la meccanica cambia un po’. La forcella è Suntour, una XCR34-Coil LOR con 130 mm di escursione, così come l’ammortizzatore, Suntour Unair, ma con 140 mm di travel. Il cambio è uno Shimano Alivio RD-M4000 SGS Shadow a 9 velocità. Il prezzo di listino è di 3.299 euro, che dopo lo sconto statale diventano 2.799 euro.

Haibike SDURO FullNine 4.0

Nello sterminato catalogo di Haibike non mancano certo le proposte con un buon rapporto qualità-prezzo. Ne è una buonissima sintesi la SDURO FullNine 4.0, full con batteria integrata, basata sul motore Yamaha PW-ST e la batteria InTube da 500 Wh. Anche qui troviamo una forcella Suntour, la Aion 35 LOR, con 100 mm di escursione, e l’ammortizzatore RockShox Deluxe Select Plus. Il cambio è SRAM SX Eagle, serie usata per tutta la ciclistica. Il prezzo in questo caso è un poco più alto e siamo proprio sul filo del rasoio: la SDURO FullNine 4.0 costa 3.499 euro, che quindi tolto il contributo è sotto la nostra soglia di solo un euro, 2.999 euro.

Raymon FullRay E-Nine 6.0 29

Analizziamo anche una proposta della emergente Raymon, che con la FullRay E-Nine 6.0 propone una eBike dal design interessante, che non risente particolarmente della batteria semi integrata. Ritroviamo ancora il motore Yamaha PW-ST, supportato da 500 Wh di capacità della batteria. Forcella e ammortizzatore sempre Suntour, XCR34 Air Boost LOR DS 130 mm e SR Edge LOR. Cambio SRAM NX a 11 velocità, ruote Mach1 MAXX 25 e pneumatici Schwalbe Smart Sam Performance. Anche la Raymon è sul filo di lana delle nostre proposte, 3.499 euro, 2.999 euro al netto degli incentivi.

Brinke XFS+

Anche Brinke si gioca la carta della batteria esterna per cercare di tenere il prezzo più basso. La XFS+ utilizza un motore Shimano STEPS E8000, con la batteria BT-E8010 da 500 Wh. I componenti Suntour sono i più utilizzati in questa fascia di prezzo e infatti anche qui abbiamo la forcella Aion 35 Boost e l’ammortizzatore Duair. Il cambio è della serie Shimano SLX M7000, e sempre Shimano sono i freni, BL-M396 con dischi da 180 mm. Il prezzo di listino sarebbe 3.999 euro, ma attualmente è in promozione sul sito ufficiale a 3.200 euro, il che con il Bonus Mobilità la rende la più conveniente del nostro lotto con 2.700 euro.

In chiusura ricordiamo un dettaglio importante. Finché l’incentivo non sarà convertito in legge, per poter ottenere il rimborso fino a 500 euro è molto probabile che il cittadino dovrà inserire una prova d’acquisto su apposito portale internet, e l’unica prova che offre certezze in questo senso è la fattura. È altamente consigliato dunque richiedere sempre questo documento, poiché senza si correrebbe il rischio di non poter accedere al Bonus Mobilità.

Fonte: dday.it

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Steve Jobs e la sua grande passione per la fotografia

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Steve JobsDi Steve Jobs ne abbiamo sentite e lette di ogni genere. Se vi è capitato di leggere la biografia scritta da Walter Isaacson, dove vengono raccontati molti aneddoti anche della vita privata, vi sarete resi conto del carisma e della passione per la perfezione che Jobs aveva in modo ossessionante.

C’è però una cosa che non si sapeva di lui e che è uscita solamente in questi giorni: la sua grande passione per la fotografia!

A raccontarlo è stato Chris Hynes, che ha lavorato con Jobs per 20 anni, spesso a stretto contatto con lui. Chris dice che Steve Jobs non si muoveva mai senza la sua adorata macchina fotografica (purtroppo non è stato svelato il modello, giusto per curiosità) e appena poteva si prendeva qualche ora di tempo per andare a scattare foto in mezzo alla natura.

La cosa più incredibile, scoperta appunto in questi giorni, è che molti degli sfondi di Mac OS X 10.5 Leopard, furono scattati da Jobs che volle tenere in grande segreto il fatto di essere lui l’autore.

Nel video qua sotto, Jobs presenta il nuovo sistema operativo alla conferenza di WWDC di Apple del 2007, anno in cui nacque anche l’iPhone. Al minuto 2.30 Jobs dice che per la versione 10.5 di Mac OS X sono stati scelti “sfondi bellissimi”, senza però specificare che fu lui stesso a scattare quelle foto.

A parte la foto macro dell’erba con la ruggiada, le altre foto di Steve Jobs presenti sul Max OS X Leopard non sono un granché ma ci piace pensare alla sua vena artistica e al suo “Think different” applicato anche nella fotografia.

Eccovi le foto di Steve Jobs prensenti sul sistema operativo di Apple nel 2007:

Steve JobsSteve Jobs

© Riproduzione riservata

Fonte: cameranation.it

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Milano è il primo comune europeo a lanciare un chatbot informativo

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Il Comune di Milano lancia il suo chatbot su WhatsApp e lo rende disponibile attraverso il numero del suo centro di assistenza 020202. Secondo l’assessora alla trasformazione digitale e servizi civici, Roberta Cocco, Milano sarà la prima città europea ad offrire questo servizio 24 ore su 24.

L’obiettivo è quello di fornire ai cittadini informazioni puntuali e aggiornate su tutti i servizi riguardanti la città metropolitana, dalle risposte alle domande più frequenti sull’emergenza coronavirus, alle informazioni riguardanti le attività commerciali aperte e  i servizi pubblici disponibili.

La lista completa di categorie disponibili è la seguente: Servizi di supporto alla cittadinanza, ripresa della attività economiche, servizi pubblici e luoghi di culto, viabilità e parcheggi, persone con disabilità, aiutare la città di Milano, Informazioni sanitarie, decreti, ordinanze e circolari ed infine spostamenti consentiti (per questo particolare periodo).

Per avviare la conversazione su Whatsapp sarà sufficiente salvare il numero 020202 tra i propri contatti e scrivere la parola “Ciao” in un messaggio. Il bot si attiverà indicando una serie di opzioni tra cui scegliere per ottenere una risposta immediata.

“Grazie alla collaborazione con Facebook presentiamo oggi ai cittadini l’assistente virtuale del Comune di Milano, un sistema semplice e intuitivo per fornire ai cittadini tutte le informazioni utili in un momento così delicato direttamente sul loro smartphone.” Queste le dichiarazioni di Roberta Cocco. 

Le principali categorie riguardano le richieste più gettonate che i cittadini richiedono al servizio di assistenza telefonica 020202 e saranno costantemente aggiornati per soddisfare nuove necessità. Dopo l’utilizzo inoltre viene mandato un questionario di gradimento del dove i cittadini potranno fornire anche dei consigli per migliorare il servizio.

Il servizio è stato sviluppato gratuitamente da Facebook e Infobip che hanno risposto al bando “Alleanza per #milanodigitale” rivolto a soggetti pubblici e privati che vogliano donare all’Amministrazione comunale progetti tecnologici e digitali volti al miglioramento della città e dei servizi rivolti ai cittadini e ai city user.

Il chatbot del Comune di Milano è stato implementato sulla versione WhatsApp Business in modo tale che la vasta schiera di utilizzatori della popolare app di messaggistica potesse accederci senza troppe difficoltà di utilizzo. L’integrazione è avvenuta utilizzando la piattaforma di comunicazione globale di Infobip per consentire la condivisione di informazioni tempestive sulla gestione dell’emergenza Covid-19 nella Città di Milano.

Fonte: dday.it

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Migliorare la fotografia di paesaggi comprendendo l’illuminazione verticale

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Nella nostra evoluzione di fotografi, un capitolo particolare merita il capire l’importanza della luce nella riuscita delle nostre fotografie.

La giusta illuminazione è infatti uno dei tre pilastri su cui si basa la riuscita di una foto: argomento interessante, composizione corretta e, infine, una luce emozionante.

Una grande illuminazione porterà infatti a una fotografia straordinaria.

Allora, qual è la luce migliore? Non esiste un tipo di luce che renda una fotografia buona o cattiva. Durezza, luminosità, colore, direzione. Tutte queste cose e molto altro determineranno il modo in cui appare l’immagine e, ancora più importante, come la si percepisce.

Se ci dedichiamo alla fotografia di paesaggi, la luce che ci capiterà di incontrare più frequentemente (a meno che non fotografiamo in prossimità dell’alba o del tramonto, è la luce verticale. Capire come questa influenza la mia immagine, è essenziale per la riuscita della foto.

Diversamente dai ritrattisti, il fotografo di paesaggi ha poche possibilità di influenzare e controllare la luce, ma applicare i principi dell’illuminazione verticale renderà possibile creare paesaggi molto più drammatici che fanno sentire allo spettatore qualcosa.

Luce e ombra

Al suo livello più elementare, una fotografia è composta da luci e ombre. Abbiamo la tendenza a concentrarci molto sulla luce nella fotografia, ma le ombre sono altrettanto importanti, se non addirittura di più. Le ombre rivelano forma, profondità e consistenza.

I fotografi ritrattisti sono maestri nel gestire la luce e l’ombra, probabilmente meglio di chiunque altro. Realizzano un ritratto muovendo la fonte di luce intorno al soggetto, fino a quando la luce non cade nel modo giusto in modo che le ombre rivelino i contorni del soggetto.

Quando scattano con luce naturale che non può essere controllata, spostano invece il soggetto.

Il passaggio dalla luce all’ombra si perde spesso nella moderna fotografia di paesaggio. I sensori della telecamera con un’incredibile gamma dinamica, insieme alla popolarità delle tecniche HDR, ci hanno permesso di riportare molti dettagli nell’ombra dei nostri paesaggi.

Questa non è una cosa negativa di per sé, perché di solito, vogliamo alcuni dettagli nell’ombra, ma si corre il rischio di esagerare troppo.

Solo perché possiamo illuminare le ombre non significa che dovremmo. Lasciando parti dell’immagine nell’oscurità aggiungi umore e mistero.

Illuminazione alla Rembrandt

Rembrandt era un maestro pittore che capiva i principi di luce e ombra meglio di chiunque altro. Studiare i suoi dipinti ti insegnerà molto su come creare l’atmosfera e il dramma in un’immagine.

L’illuminazione alla Rembrandt è diventata una classica installazione di luci nella fotografia di ritratti. Usando luci laterali morbide, questa tecnica crea un bell’aspetto che probabilmente riconoscerai facilmente.

Quando la fonte di luce proviene dal lato del soggetto, la luce permette di rivelare e nascondere vari elementi. Le parti del soggetto che sono visibili alla fonte di luce saranno illuminate mentre le parti che non sono visibili alla fonte di luce saranno in ombra.

Capire l’illuminazione verticale per far risaltare la trama e la dimensione.

Ovviamente non puoi controllare la fonte di luce quando fotografi paesaggi, ma puoi comunque applicare gli stessi principi. Considerare come la luce cadrà sul tuo paesaggio può guidare il modo in cui lo fotografi.

La posizione da cui scatti, la tua composizione e l’ora del giorno influenzeranno tutti il modo in cui l’illuminazione influisce sui tuoi paesaggi. Anche se non puoi controllare la luce, non rimane mai la stessa, quindi aspettare che l’angolo del sole cambi o che un varco tra le nuvole possa fare una grande differenza in quel modo illumina la scena.

Reverse Engineering

Un grande esercizio per imparare a capire la luce è quello di decodificare una fotografia. Studia una immagine un’immagine che ti attira e prova a capire come era stata realizzata.

È luce naturale o flash? Quanto lontano dal soggetto è? Quanto è grande la fonte di luce? C’è più di una fonte di luce? Da quale direzione viene la luce? A che ora del giorno è stata presa? Il cielo era sereno o nuvoloso?

Impara ad abituarti ad analizzare le foto che ammiri ponendoti domande più specifiche come questa, piuttosto che quali elementi o preselezioni ha utilizzato il fotografo.

Schermare e bruciare

La luce e l’ombra modellanti non si fermano quando scattate la foto. Schermare e bruciare è il processo di alleggerimento e oscuramento delle aree di una foto in fase di post-produzione. Non ha bisogno di essere un processo complicato.

Spesso tutto ciò che è necessario è bruciare (oscurare) le aree che potrebbero usare più ombra o potrebbero essere fonte di distrazione. Uno dei modi migliori per pensare a schermar e bruciare è chiedersi dove vuoi che lo spettatore guardi.

Potrebbe essere un elemento specifico della foto, oppure potresti voler disegnare l’occhio dello spettatore attraverso l’immagine. Puoi disegnare più luce e ombre in una foto per guidare questo processo.

I nostri occhi sono naturalmente attratti da parti più luminose di un’immagine. I fotografi ritrattisti spesso schermano e bruciano per attirare l’osservatore verso gli occhi del soggetto o un altro importante elemento del soggetto. Quando modifichi i paesaggi, prova a dipingere con luci e ombre per controllare quali parti dell’immagine attirano la tua attenzione.

Vai alla pratica

La prossima volta che stai fotografando un paesaggio, prova a dare un altro sguardo alla luce. Poniti alcune delle domande che hai visto prima. Cerca le ombre. Sperimenta con l’illuminazione laterale.

Aspetta che la luce cambi. Comprendendo l’illuminazione del ritratto sarai meglio equipaggiato per applicarlo alla tua fotografia di paesaggio. Scoprirai che pensare al paesaggio come contorni con profondità e forma piuttosto che elementi separati ti aiuterà a creare paesaggi più coinvolgenti con l’umore e il dramma.

© Riproduzione riservata

Fonte: cameranation.it

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