Categoria Cultura Fotografica

La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer fotografata in alta risoluzione: i dettagli sono sorprendenti

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Non è la prima volta che trattiamo notizie di opere d’arte catturate in alta risoluzione. Durante la pandemia questo ha permesso di godere di dipinti anche con i musei chiusi, ma non solo. Questo genere di operazioni permette tutt’ora ai ricercatori di capirne lo stato di conservazione aiutandoli a preservarle. L’ultimo dipinto del quale vi parliamo (il progetto è di qualche mese fa) è la ragazza con l’orecchino di perla di Jan Vermeer, che è stato sottoposto a un trattamento rigoroso per poterne estrarre l’essenza (e i dati) senza danneggiarlo.

La ragazza con l’orecchino di perla a una risoluzione mai vista prima

Ufficialmente il dipinto ha titolo di “ragazza col turbante”, ma anche grazie al film del 2003 con Scarlett Johansson e Colin Firth è nota al grande pubblico proprio come la ragazza con l’orecchino di perla. Il lavoro è stato svolto da Hirox, ditta specializzata nella realizzazione di strumenti per l’acquisizione di dati ad alta risoluzione. La società è riuscita nell’impresa di rendere fruibile con un dettaglio elevatissimo il dipinto, il tutto lavorando una sola notte.

ragazza con orecchino perla

Il quadro è stato trasposto in digitale con una risoluzione di 10 miliardi di pixel, pari a 93205 x 108565 pixel (visibile nel video). Il lavoro ha previsto l’utilizzo di un microscopio digitale RH-2000 che sfrutta un sensore da 1920 x 1200 pixel che consente di avere anche un’ampia gamma dinamica e elevato contrasto. Il progetto ha così catturato in poche ore ben 9100 fotografie con una risoluzione di 4,4 µm per pixel.

vermeer

La cosa sorprendente è che non troviamo solamente delle immagini bidimensionali! A disposizione del pubblico ci sono anche alcune zone (a risoluzione ancora più elevata) visibili tridimensionalmente attraverso l’apposita sezione del sito. E così quelle che potrebbero essere vallate marziane, sono in realtà le crepe della vernice della ragazza con l’orecchino di perla. Per riuscire a riprodurre fedelmente i dettagli è stato impiegato un piano motorizzato da 1 x 1 metro e la possibilità di mettere a fuoco su tutti gli assi.

dipinti arte

Nel video viene spiegato come sono stati visibili dettagli quali i punti di vernice dati da Jan Vermeer per rendere il vestito della ragazza più dettagliato allo sguardo, rendendone meglio il realismo. Una vera e propria risorsa di informazioni per tutti, appassionati e ricercatori.

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Fonte: fotografidigitali.it

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Il sito interattivo per vedere le fotografie catturate dal satellite Canon CE-SAT-1

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In passato abbiamo scritto di alcuni satelliti che Canon ha lanciato nello Spazio equipaggiati con fotocamere di tipo consumer. Grazie a un sito interattivo, il produttore nipponico mette a disposizione degli utenti alcune belle immagini riprese da circa 500 km di quota grazie a CE-SAT-1. Questo modello non è particolarmente recente essendo in orbita dal 2017, ma permette di capire le capacità di una EOS 5D Mark III e di una PowerShot S110.

canon satellite

Le immagini di Canon dal satellite

Il satellite Canon CE-SAT-1 non è da confondere con quelli più recenti, che sono stati lanciati o sono stati parte di un lancio fallito. Questo modello è comunque basato su una tecnologia simile e adotta soluzioni piuttosto comuni. Siamo lontani da satelliti più sofisticati, costosi (e segreti). Si tratta di un modo per diversificare il proprio impegno sul mercato e fare ricerca. Per esempio può monitorare dati di varia natura che vanno dall’inquinamento agli incendi.

canon satellite

Click sull’immagine per ingrandire

Come scritto sopra, all’interno troviamo una EOS 5D Mark III accoppiata a un telescopio con struttura Cassegrain con lunghezza focale di 3720 mm per gli ingrandimenti, mentre la PowerShot S110 è utilizzata per le fotografie grandangolari. Le immagini catturate dalla prima coprono una superficie di 4,8 x 3,2 km con risoluzione a terra di poco meno di 1 metro.

canon

Tra le possibilità offerte dal sito (linkato all’inizio) c’è anche quella di vedere Venezia dall’alto. Tra le altre zone riprese invece ci sono le montagne dell’Alaska, la zona dove si tiene l’evento del Burning Man (Black Rock City), San José, New York, le Bahamas, l’Antartico, Dubai e il Giappone. Gli utenti hanno qualche margine di libertà potendo ingrandire alcune zone e salvare lo scatto. Ad aggiungere un tocco di Spazio in più, c’è anche la narrazione di Marsha Sue Ivins, astronauta NASA che ha volato per cinque volte sullo Space Shuttle.

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Fonte: fotografidigitali.it

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Fujifilm Instant Rebate per X-T3 e X-T4 con le ottiche cine MKX

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Continuano le promozioni di Fujifilm che questa volta guarda in direzione dei videomaker con un nuovo Instant Rebate! Al centro dell’offerta ci sono le ben note mirrorless APS-C X-T4 e X-T3 che potranno essere abbinate agli obiettivi cinematografici della serie MKX. Ecco quello che c’è da sapere.

fujifilm

Il nuovo Instant Rebate di Fujifilm

Come detto, per questo Instant Rebate, il produttore ha puntato sull’ultima nata per quanto riguarda la fascia alta delle mirrorless APS-C (X-T4) e sulla versione precedente, che rimane sempre un ottimo prodotto, anche senza l’IBIS (X-T3). Il tutto puntando su un design compatto, corpo macchina leggero e versatilità data dalle possibilità di utilizzo che vanno dalla ritrattistica, al paesaggio fino ai filmati, anche grazie alle ottiche MKX.

Il nuovo Instant Rebate sarà valido fino al 31 Marzo 2021. Secondo quanto riportato dal produttore nipponico, si potrà avere uno sconto immediato di 1000 euro (IVA compresa) acquistando X-T4 o X-T3 e abbinando il corpo macchina a uno dei due obiettivi MKX, Fujinon MKX18-55mm T2.9 o Fujinon MKX50-135mm T2.9.

Per poter sfruttare questa promozione bisognerà acquistare da un rivenditore autorizzato (online o punto vendita fisico in Italia, Repubblica di San Marino o Città del Vaticano). Tutte le informazioni sono disponibili sul sito Internet della società.

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Fonte: fotografidigitali.it

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Fujifilm School: corsi gratuiti di fotografia da seguire da casa!

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Purtroppo la pandemia ha imposto un nuovo modo di organizzare eventi e corsi di formazione, anche in ambito fotografico. Ma questo non significa rinunciare alla propria passione e imparare nuove nozioni e Fujifilm School è la risposta del brand nipponico per quanto riguarda i corsi di fotografia. Ecco quello che c’è da sapere.

fujifilm school

Fujifilm School: corsi di fotografia gratuiti

Fujifilm School ha il suo sito ufficiale dov’è possibile trovare tutte le informazioni utili. In generale si potranno seguire incontri utili alla propria formazione e dedicati sia ai principianti ma anche agli utenti più esperti, il tutto sotto l’egida di Fujifilm Italia.

fujifilm

I corsi saranno tenuti da professionisti del settore (dalla fotografia alla creazione di video) e, come scritto sopra, saranno gratuiti. Per evitare le limitazioni imposte da questo periodo, si è scelto uno strumento virtuale così che gli utenti possano seguirli da casa da PC, smartphone e tablet.

All’interno della “scuola” ci sarà spazio per conoscere alcune finezze in campo fotografico e video ma non solo. Si potrà anche imparare a realizzare e capire l’impatto dell’immagine così da dare una maggiore forza espressiva alle proprie creazioni. Un aspetto importante e che va oltre alle “semplici” impostazioni. Ci sarà infatti un’interazione diretta tra utenti e professionisti così da avere una risposta immediata alle proprie esigenze.

Con Fujifilm School il produttore vuole diffondere la cultura fotografica che è tra le priorità dell’azienda stessa “un percorso che si sviluppa a fianco del proprio impegno tecnologico e di continua ricerca in ambito Imaging”.

Gli utenti potranno partecipare a un solo corso o a più corsi in base ai propri interessi (basterà registrarsi sulla piattaforma di elearning). Per saperne di più, oltre al link riportato più sopra, ci sarà spazio per i vari appuntamenti sui canali social di Fujifilm Italia. Tra i fotografi che gli utenti potranno seguire ci sono per esempio Simone Sbaraglia, Valentina Tamborra, Federico Tardito e molti altri! Un’occasione da non perdere.

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Fonte: fotografidigitali.it

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San Sebastiano di Raffaello è ora digitalizzato in alta definizione

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Non è la prima volta che scriviamo della possibilità di godere delle opere d’arte da casa in questo periodo di pandemia, con i musei chiusi. In precedenza era accaduto per Ronda di Notte di Rembrandt, i disegni di Leonardo e il Miracolo degli Impiccati di Raffaello. Ora invece è toccato al San Sebastiano di Raffaello, l’ultima “fatica” di Haltadefizione.

san sebastiano raffaello

Ingrandimento minimo a sinistra, ingrandimento massimo a destra

Gianpietro Bonaldi (responsabile operativo Accademia Carrara Bergamo) ha dichiarato “un museo deve essere curioso e cercare le diverse opportunità per rendere il proprio patrimonio disponibile a un pubblico vasto. La tecnologia è un’opportunità, un veicolo col quale avventurarsi in viaggi sempre nuovi. In questo caso, il viaggio consentirà di entrare nei dettagli più nascosti di un capolavoro dell’arte come il San Sebastiano, avvicinandosi alla magia e al genio di Raffaello”.

Il San Sebastiano di Raffaello in alta definizione

Come nel caso de il Miracolo degli Impiccati dello stesso autore, anche in questo caso si è scelto l’anno del cinquecentesimo anniversario dalla sua morte per permettere agli utenti, anche da casa, di godere di quest’opera d’arte.

raffaello

La collaborazione è nata tra Haltadefinizione e l’Accademia Carrara che ha permesso la realizzazione di questa immagine in alta definizione del San Sebastiano di Raffaello, un’opera giovanile nella quale già si può riconoscere il tocco dell’artista e le influenze peruginesche.

L’opera è consultabile sul sito Web e grazie all’interfaccia è possibile ingrandire sin nei più piccoli dettagli per permettere di avere una visione anche più particolareggiata rispetto alla visita al museo (anche se l’idea non è quella di sostituire le “classiche” visite).

Come spiegato da Haltadefinizione, quando si pensa all’acquisizione di un’opera in alta definizione, come nel caso del San Sebastiano di Raffaello, le motivazioni sono due: si può aiutare i curatori e restauratori a monitorare lo stato di conservazione mentre gli utenti possono godere dell’arte anche da casa. Si tratta quindi di aiutare l’arte sotto diversi punti di vista (conservazione e diffusione).

Come si può notare nelle immagini, questa rappresentazione del San Sebastiano di Raffaello non è tra le più consuete. Infatti il santo non è svestito mostrando il petto con le frecce ma invece ha un vestito elegante e con fini decorazioni e un viso che mostra placida dolcezza. Non manca comunque il riferimento al martirio con la freccia tenuta tra le mani.

Il dipinto è arrivato all’Accademia Carrara nel lontano 1866 e faceva parte di una più grande collezione Lochis (con 240 opere di pregio). L’opera dovrebbe essere datata intorno al 1503, successiva alla Pala Baronci (completata nel 1501). Raffaello a quel tempo aveva 20 anni e avrebbe completato l’anno successivo lo Sposalizio della Vergine.

Fonte: fotografidigitali.it

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Grande Congiunzione Giove-Saturno: una foto con la ISS che ci passa vicino

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Nelle scorse ore c’è stata la Grande Congiunzione tra Giove e Saturno. Nonostante i due giganti gassosi del nostro Sistema Solare fossero comunque distanti circa 700 milioni di chilometri, nel cielo visto dalla Terra erano separati solamente da meno di un decimo di grado nel momento di massima vicinanza. Un fenomeno che capita raramente con queste caratteristiche. Gli astrofotografi di tutto il Mondo erano pronti a immortalare l’evento, compreso Jason De Freitas.

grande congiunzione

La Grande Congiunzione e la Stazione Spaziale Internazionale

De Freitas voleva catturare l’evento in maniera diversa e per questo ha anche immortalato il passaggio della ISS tra i due pianeti per “firmare” una tripletta decisamente inusuale. Infatti Giove e Saturno sembrano avvicinarsi nella volta celeste circa ogni 20 anni, ma per arrivare a una vicinanza così ridotta si deve tornare al 4 Marzo del 1226 (ben 794 anni fa). Nello scatto sono inoltre presenti le quattro lune galileiane Io, Europa, Ganimede e Callisto.

C’è poi un’altra particolarità nella foto dell’astrofotografo: anziché impiegare moderne fotocamere digitali, è stata impiegata una fotocamera analogica. Le specifiche riportate sono corpo macchina Pentax 67, obiettivo Takumar 600mm f/4, una montatura Skywatcher NEQ6 Pro e pellicola Fujifilm Provia 100F. La prima si può trovare per circa 500 euro, l’obiettivo ha un prezzo simile (anche se non è facilissimo da trovare) mentre la montatura ha un prezzo intorno ai 1000 euro.

grande congiunzione

Jason De Freitas ha scritto nel post “probabilmente la foto più unica che ho mai scattato. Sono andato in un punto preciso a un’ora di distanza per far viaggiare la ISS tra i due pianeti. La tempistica di tutto questo era sotto al secondo e ancora non riesco a credere di averlo fatto”. La foto è stata ripresa dal Nuovo Galles del Sud, in Australia intorno alle 22 della sera del 17 Dicembre 2020.

L’evento però meritava anche una ripresa video (13″ del video su YouTube) e così De Freitas ha scelto di impiegare una fotocamera DSLR Nikon D750 con un’ottica Tamron SP 70-200mm F/2.8 Di VC USD G2. Questo ha permesso di unire “vecchia tecnologia” con qualcosa di più recente e consentendo di avere una doppia modalità di cattura della Grande Congiunzione tra Giove e Saturno.

Fonte: fotografidigitali.it

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Nikon-NOOR Academy: sarà online dalla Primavera del 2021, ecco le informazioni

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La divisione europea di Nikon e la Fondazione NOOR hanno annunciato in questi giorni la Nikon-NOOR Academy online che si terrà a partire dalla Primavera del 2021. La durata prevista è di due settimane e ci saranno quattro giorni di sessioni per imparare nuove nozioni riguardanti la fotografia grazie ai fotografi documentaristi! Ecco cosa c’è da sapere.

nikon noor academy

Nikon-NOOR Academy online dal 2021

A guidare le sessioni saranno i tutor scelti per la Nikon-NOOR Academy che permetteranno anche agli utenti meno esperti di apprendere tecniche e stili, “trucchi” e molto altro per migliorare la propria capacità di storytelling. Per migliorare l’apprendimento, le classi saranno limitate a 15 persone.

nikon

La scelta di proporre questa formula on-line è ovviamente dovuta al COVID-19 e permetterà di evitare rinvii o annullamenti dovuti al proseguo della pandemia (oltre a tutelare gli utenti). Chi è interessato a partecipare a una delle tre masterclass può registrarsi sull’apposito sito Internet già da ora e fino al 17 Gennaio 2021.

La formula, come già visto nel corso degli altri anni, è di tipo gratuito permettendo così di evitare spese in un periodo complicato per molte persone. Gli utenti che potranno partecipare arrivano da diverse nazioni, Italia compresa.

Le indicazioni complete sono presenti nel sito linkato più sopra ma in generale chi si candiderà dovrà avere conoscenze di base della lingua inglese. I materiali della presentazione inoltre dovranno necessariamente essere in lingua inglese. Inoltre il portfolio dovrà riflettere le storie sulle quali l’utente sta lavorando come progetto personale. La scelta di una “storia” è legata proprio all’idea alla base del progetto che vuole migliorare le capacità dell’utente. Non è comunque necessario che i progetti siano finiti.

Per la Masterclass 1 i tutor saranno Sanne De Wilde, Jon Lowenstein, Francesco Zizola. Per la Masterclass 2 i tutor saranno Yuri Kozyrev, Olga Kravets, Kadir van Lohuizen mentre per la Masterclass 3 i tutor saranno Andrea Bruce, Heba Khamis, Pep Bonet.

Fonte: fotografidigitali.it

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Una fotografia di Ansel Adams è stata venduta per quasi 1 milione di dollari

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Che valore diamo a una fotografia? Sicuramente dipende da tanti fattori bilanciando i sentimenti che suscita o l’impegno necessario per realizzarla. Da Sotheby’s però sono andati “oltre” mettendo all’asta una fotografia di paesaggio di Ansel Adams e battendola per quasi 1 milione di dollari. Un vero record, anche se ovviamente si tratta di un capolavoro e di una produzione unica per il fotografo (scomparso nel 1984).

ansel adams foto

La fotografia di Ansel Adams da quasi 1 milione di dollari

La fotografia oggetto dell’asta di Dicembre 2020 era The Grand Tetons and the Snake River, Grand Teton National Park, Wyoming. Come intuibile si tratta di una fotografia di paesaggio e riprende una scena dove svetta sullo sfondo la montagna chiamata Grand Tetons mentre il fiume (Snake River) mostra la sua lucentezza rompendo il colore scuro dato dalla vegetazione circostante.

Secondo quanto riportato, la fotografia di Ansel Adams è stata venduta per 988 mila dollari, superando anche le quotazioni che erano comunque generose (da 400 mila a 600 mila dollari). Si tratta di una stampa su gelatina d’argento, con doppia firma dell’artista e già incorniciata.

ansel adams

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Questa immagine dovrebbe essere stata catturata nel 1942 e poi stampata negli anni ’60. Non potevano poi mancare una nutrita serie di documenti per attestarne l’autenticità. Il più importante di tutti è il certificato di provenienza siglato dai figli di Ansel Adams, Michael e Jeanne. Le dimensioni della stampa sono pari a 98,7 x 131,8 cm mentre la cornice è da 136,5 x 176,5 cm.

The Grand Tetons and the Snake River, Grand Teton National Park, Wyoming fu commissionata dal Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti d’America, in particolare da Harold Ickes (Segretario degli Interni), ed è stata esposta in diverse mostre a partire dal 1982 mentre l’ultima risale al 2016.

Il venditore è stato David H. Arrington, a capo della Arrington Oil & Gas Operating LLC.. Arrington è stato appassionato di fotografia in generale e in particolare di quella di Ansel Adams da diverso tempo realizzando una delle più grandi collezioni private esistenti. La fotografia della quale parliamo nella notizia, insieme ad altre, era presente nella hall della società e lo stesso presidente della ha invogliato i propri dipendenti ad avere fotografie di Adams all’interno dei propri uffici.

All’interno della stessa asta sono state vendute diverse altre fotografie, arrivando complessivamente a 6,4 milioni di dollari. Ma nessuna altra opera ha battuto The Grand Tetons and the Snake River, Grand Teton National Park, Wyoming e il suo (quasi) milione di dollari.

Fonte: fotografidigitali.it

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Come la modalità Portrait Light di Google Pixel trae vantaggio dall’AI

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Google Pixel 5 e Pixel 4a (5G), annunciati a Settembre (non è previsto il loro arrivo ufficiale in Italia), sono gli ultimi smartphone della società statunitense. Ora, grazie a un post sul blog ufficiale dedicato all’Intelligenza Artificiale, possiamo avere nuove informazioni riguardo alla modalità Portrait Light integrata nell’app Foto. Dietro quella che sembra soltanto una funzionalità banale, si nasconde un grande lavoro da parte degli ingegneri.

google pixel phone

La modalità Portrait Light di Google Pixel 5 e Pixel 4a (5G)

Tra le novità annunciate con l’arrivo di Google Pixel 5 e Pixel 4a (5G) troviamo la Portrait Light che riprende un concetto simile a quanto visto su iPhone da qualche tempo. Si tratta della possibilità di dare un’illuminazione diversa quando si sta scattando un ritratto a una persona. Anziché sfruttare faretti o luci “reali” si utilizzano algoritmi e l’Intelligenza Artificiale per modificare l’immagine.

Come spiegato da Google, in realtà quando si scatta con gli ultimi modelli (Pixel 4, Pixel 4a, Pixel 4a (5G) e Pixel 5) la funzionalità Portrait Light viene automaticamente utilizzata nelle modalità base e in quella notturna quando è presente almeno una persona nella scena. Grazie al machine learning e a un nuovi modelli di apprendimento è stato possibile anche inserire una luce dinamica posizionabile a piacere dall’utente. Gli algoritmi utilizzati permettono di avere una luce virtuale che illumina la scena “come avrebbe fatto un fotografo professionista” e una illuminazione aggiuntiva in post-produzione per migliorare la bellezza della fotografia.

L’illuminazione automatica della scena e del soggetto

Per permettere a Google Pixel di capire come illuminare una foto automaticamente si è fatto ricorso alle stesse tecniche applicate dai fotografi valutando direzionalità della sorgente luminosa e impatto che questa ha sul soggetto.

google pixel

Inizialmente viene valutata l’illuminazione di base della scena con le varie fonti luminose. Per farlo è stato necessario realizzare dei modelli ad hoc prendendo come riferimento il volto di una persona per determinare parte delle informazioni. A questo punto si considera quanto fatto in studio dove la luce principale è posizionata a 30° sopra la linea dell’occhio e a 30°/60° fuori asse rispetto alla fotocamera. Questo viene applicato anche nelle fotografie con la modalità Portrait Light.

La luce direzionale e l’elaborazione dell’immagine

Una volta completato il passaggio precedente si è passati all’illuminazione direzionale. L’Intelligenza Artificiale è stata “allenata” grazie a coppie di fotografie sia con che senza illuminazione aggiuntiva. Per avere dati di partenza affidabili, Google ha utilizzato 70 persone con diverse fisionomie e le ha fotografate con un sistema particolare.

google pixel

Il set comprendeva 64 fotocamere posizionate (a sfera) intorno al soggetto e 331 sorgenti luminose LED diverse. Sono state catturare quindi diverse fotografie, una per ogni fonte luminosa che veniva accesa singolarmente. Sono stati poi generati ritratti digitali simulando le diverse condizioni di illuminazione avendo così a disposizione milioni di immagini campione senza effettivamente avere bisogno di milioni di soggetti in condizioni di luce diverse.

google pixel phone

Il risultato delle singole fotografie con una sola fonte di illuminazione alla volta.

L’elaborazione utilizza un’immagine campione a bassa risoluzione dove viene applicata la fonte luminosa e una volta eseguiti i calcoli per capire l’effetto che avrà viene poi sovracampionato sull’immagine ad alta risoluzione. Questo permette di avere un’ottimizzazione dell’analisi dei dati e un minore impatto prestazionale. Le analisi tengono anche conto delle differenze di riflessione della luce in base all’opacità o meno del materiale rendendo quindi più realistica la luce artificiale. L’ottimizzazione ha portato l’intero processo ad avere un modello completo entro i 10 MB e a essere impiegabile su dispositivi come Google Pixel.

Fonte: fotografidigitali.it

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Photokina sospesa fino a nuovo ordine. Addio per sempre alla storica fiera sulla fotografia?

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Non c’è pace per Photokina. Dall’annuncio del cambio di formato del 2017 per la fiera tedesca, la più importante in ambito fotografico a livello mondiale assieme al CP+ di Yokohama (dopo la sparizione del PMA di Las Vegas, prima accorpato al CES e poi del tutto scomparso) ha visto sul suo cammino una difficoltà dopo l’altra. In quell’anno i vertici di Koelnmesse GmbH, ente che gestisce il polo fieristico di Colonia e organizza la Photokina, avevano deciso di abbandonare lo storico formato che vedeva il gotha della fotografia riunirsi ogni due anni in settembre, in favore di una forma annuale, accompagnata da un cambio di posizionamento sul caledario.

L’edizione 2018 è stata quindi l’ultima tenutasi con la vecchia formula, ma quella 2019 è subito inciampata: il cambio di calendario, con lo spostamento a maggio, ha posto questa edizione troppo vicina alla precedente, che essendo l’ultima dello storico formato ha visto tutti i marhci impegnarsi per fare bella figura. Per farla semplice, nessuno aveva abbastanza soldi da spendere pochi mesi dopo per l’edizione 2019, per altro probabilmente nemmeno novità così dirompenti da proporre al pubblico. L’edizione 2019 è stata quindi cancellata.

Poi è arrivato il Covid-19 ed è stata messa una croce anche sull’edizione 2020, con la decisione di sospendere anche l’edizione 2021, viste le nere previsioni di permanenza del virus e l’impatto economico sui consumi, rimandando tutto direttamente al 2022.

Ora arriva la tegola definitiva: non solo anche l’edizione 2022 è stata cancellata, ma l’intero progetto è stato sospeso. “Die photokina wird bis auf Weiteres ausgesetzt / Photokina will be suspended until further notice” questo il laconico titolo del comunicato stampa emesso da Koelnmesse. L’edizione dei 70 anni di Photokina – la fiera è nata nel 1950 – resta dunque attualmente una chimera e il destino dell’evento incerto.

“In declino sono il mercato fotografico nella sua interezza, ma anche il richiamo degli eventi come le grosse fiere sul pubblico e anche i tentativi di modifica alla formula di Photokina non sono riusciti a migliorare l’appeal della fiera” – ha detto Oliver Frese, Chief Operating Officer di Koelnmesse.

Il paradosso è che oggi vengono scattate molte più immagini di una volta e la comunicazione, anche quella privata, è sempre più visuale, soprattutto grazie a smartphone e social media, ma il formato della fiera non risponde più alle esigenze di operatori e consumatori, anche vista la scomparsa di enormi fette di quello che era lo storico mercato fotografico.

Tramonta il sole su Photokina

La decisione è stata presa in accordo con German Photo Industry Association. Le parole del presidente dell’associazione, Kai Hillebrand, lasciano poco spazio al futuro e hanno il sapore di un addio “We would like to take this opportunity to thank the team in Cologne for a tremendous 70 years together!”. Settanta e niente più. Addio per sempre Photokina?

Fonte: fotografidigitali.it

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